lunedì 21 marzo 2011

11 marzo 2011, un terremoto magnitudo 9.0 Richter devasta il Giappone


            L’11 marzo 2011 un potente terremoto di 9.0 gradi della scala richter colpì il Giappone e particolarmente la costa nord-est e l’isola di Honshu. Il successivo maremoto causò ingenti danni, ancor più del terremoto.
Il sisma si è generato a 130 km ad est di Sendai, la città più colpita dalla scossa situata sulla costa est del Giappone, con epicentro nell’ Oceano Pacifico. Successivamente alla scossa principale, altre minori si sono susseguite in varie zone intorno a Tokio. La grande potenza del sisma avrebbe causato lo spostamento dell’asse terrestre di circa 17 cm ( inizialmente stimato a 10 cm ) e delle coste del paese di 4 metri verso est.
In seguito alla scossa uno “Tsunami” ( maremoto o “onda del porto” in giapponese ) con onde alte fino a 10 metri ( terzo/quarto piano di un palazzo ) e una velocità di circa 750 km/h si è abbattuto sulla costa di Sendai provocando la maggior parte dei danni e causando un numero ancora imprecisato di morti e dispersi.
Lo “ Tsunami” ha raggiunto successivamente le coste di Russia, Taiwan, Indonesia, Filippine, America Settentrionale e di altri stati affacciati sull’Oceano Pacifico con onde via via decrescenti. In Giappone entrambi i fenomeni hanno causato migliaia di morti, 4 treni sono stati travolti dalle onde, nei primi momenti dopo il sisma si sono sviluppati incendi e smottamenti. Si sono verificati danni alla Tokio Tower, vistosamente pendente causa un collasso strutturale, Tokio Disneyland e Tokio Sea, di cui è stata annunciata la chiusura per controlli agli edifici , alle attrazioni e al suolo, che in alcuni punti è stato soggetto al processo “liquefazione”(l’energia del terremoto quando non riesce a dissiparsi, provoca la “fusione” del terreno).
Una diga nella prefettura di Fukushima è crollata è l’acqua fuoriuscita ha cancellato la città di Sukagawa. La rete ferroviaria Shinkansen ha bloccato tutti i treni ad alta velocità e molti altri servizi ferroviari sono stati sospesi. A Sendai lo “Tsunami” ha allagato l’aeroporto, lontano diversi chilometri dalla costa. Il traffico è stato subito sospeso per controllo alle piste ed è ripreso il giorno successivo.
Nella città di Ichihara una raffineria è esplosa generando un vasto incendio. In molte case la fornitura d’acqua si è interrotta ed altrettante sono rimaste senza elettricità. A ciò si è aggiunta la carenza di cibo, acqua e carburante a Sendai. Numerosi problemi sono stati inoltre riscontrati riguardo alle centrali nucleari. Il sisma ha provocato lo spegnimento automatico di 11 centrali nucleari da parte dei sistemi di emergenza .
Le centrali che hanno subito più danni sono state quelle nella prefettura di Fukushima ed in particolare quelle di Fukushima Daiichi. I reattori attivi al momento del terremoto/maremoto erano 3, mentre i restanti 3 erano spenti per manutenzione. Questi si sono disattivati al momento della scossa ma i sistemi di raffreddamento si sono stati danneggiati causando un surriscaldamento incontrollato della barre di combustibile nucleare. In seguito è avvenuta un esplosione che ha provocato il crollo di parte delle strutture esterne di un reattore. Per contenere il surriscaldamento è stato autorizzato il rilascio controllato di vapore radioattivo nell’atmosfera e si è proceduto all’irrorazione dei reattori con acqua di mare e acido borico, una sostanza capace di assorbire i neutroni e rallentano la reazione del combustibile. Queste precauzioni comunque hanno diffuso nell’atmosfera ioni radioattivi di iodio 131.
Analoghe situazioni si sono verificate in altre centrali in diverse parti del Giappone senza fuoriuscite radioattive.
Attualmente si sta procedendo allo spegnimento delle ultime centrali nucleari a rischio esplosione.

                                                                                              Martina Cammarata  

giovedì 9 ottobre 2008

Capitano Alatriste

Autore: Arturo Pérez-Reverte
Titolo Originale: El cápitan Alatriste
Editore: Salani
"Diego Alatriste y Tenorio, dopo aver combattuto nei vecchi battaglioni di fanteria durante le guerre delle Fiandre, tira a campare come spadaccino al soldo nell'elegante e corrotta Madrid del diciassettesimo secolo. Non è uno dei tanti veterani che vanno a zonzo spavaldi per la capitale millantando inverosimili gesta d'eroismo, e nemmeno uno degli spregiudicati sicari pronti a qualsiasi compromesso purché ben remunerato: il capitano Alatriste segue, con coerente freddezza, un codice d'onore tutto suo. Lo sprezzante sorriso che sembra una smorfia, lo sguardo chiaro come l'acqua, i lunghi silenzi, il fare rude e sbrigativo, Alatriste si ubriaca d'azione e di vino per celare la sua metafisica disperazione. È fiero, impavido, orgoglioso, amato e rispettato da molti amici, ma mortalmente odiato da altrettanti nemici, come il sinistro e implacabile inquisitore fra Emilio Bocanegra, lo spietato assassino Gualterio Malatesta, o lo scaltro e diabolico segretario del re, Luis de Alquézar. In un suggestivo scenario storico, le imprese di Alatriste ci trascinano negli intrighi di corte di una Spagna paradossale, padrona del mondo, ancora in preda a sogni di grandezza, ma già con il presentimento di un futuro nefasto. Viottoli bui, illuminati soltanto dal luccichio delle spade sguainate negli agguati, taverne in cui si scrivono sonetti tra baruffe e bottiglie di vino, cortili dove le rappresentazioni delle commedie di Lope de Vega finiscono a coltellate: è il 1623. Cominciano le avventure del Capitano Alatriste."
Questo è per me il primo libro di Arturo Pérez-Reverte: ho ascoltato una sua intervista a 'tutti i colori del giallo' su RADIO2 e mi ha incuriosito al punto da acquistare, su IBS, alcuni sui libri. Sono felice di averlo fatto, di aver seguito il caso e l'ispirazione. Le sensazioni suscitate in me da questo libro sono state 'salgariane', ho riprovato le emozioni vissute leggendo il ‘Corsaro Nero’ o ‘Le tigri di Mompracem’. Anche loro erano uomini che avevano perso tutto e che si aggrappavano al loro onore come all'ultimo, vero tesoro; anch’essi personaggi tormentati e complessi, a volte implacabili, a volte straordinariamente generosi, mai mediocri, che sapevano suscitare solo intensi sentimenti: grande odio, grande amore o grande lealtà. Alatriste ricalca in pieno i personaggi meglio riusciti del grande scrittore. Non so se ciò sia voluto: Pérez-Reverte cita esplicitamente Dumas ma non ci sono cenni a Salgari; a meno che l’intero personaggio, la sua dignità ,il suo senso dell’onore, la sua abilità con la spada, lo sprezzo della morte, il suo atteggiamento beffardo nei confronti del fato, la sua fondamentale ‘purezza’, malgrado tutto, sia tutta una macroscopica citazione. Io comunque l’ho vissuta così : le descrizioni, i ‘ferraiuoli’, le spade persino le ‘misericordie’ hanno riacceso in me emozioni adolescenziali ed eroiche. Ma se tutto ciò fosse frutto del caso, di una incredibile convergenza, quale meravigliosa, fortunata coincidenza per noi appassionati lettori, amanti di queste avventure lontanissime dalla mediocrità quotidiana.

Sherlock Holmes contro Dracula

Autore: Watson, John H.
Curatore: Estleman, Loren D.
Titolo Originale: Sherlock Holmes vs Dracula, or The Adventure of the Sanguinary Count
Editore: Gargoyle
"È l'anno 1890. Una nave fa naufragio sulla costa inglese, l'equipaggio è scomparso, il capitano è stato assassinato, l'unico passeggero è un sinistro cane nero. Il mistero, di cui nessuno riesce a venire a capo è pane per i denti dell'inimitabile Sherlock Holmes, ma per la prima volta nell'arco della sua esaltante carriera il grande detective è in difficoltà. Risulta evidente che gli uomini dell'equipaggio sono stati uccisi e gettati fuori bordo, ma cosa può spiegare l'espressione di orrore stampata sul volto del capitano, il suo fatale dissanguamento, e lo strano carico della nave - cinquanta casse di terra? Il gioco è aperto e Sherlock Holmes, assistito come sempre dal fedele Dottor Watson, si viene a trovare sulle tracce del re dei vampiri in persona - il Conte Dracula..."
Mi è piaciuto questo libro fin dalla copertina; ha toccato le corde del mio cuore già dalla tenera dedica all’attore Peter Cushing fatta dall’editore e dal traduttore della versione italiana, dedica che mi ha sorpreso e compiaciuto. Mi è piaciuto l’espediente del ritrovamento del manoscritto del dottor Watson, con annessa ricostruzione delle varie parentele, e pubblicazione da parte di un curatore, porto con grazia. Mi è piaciuta la bibliografia proposta dal curatore con la distinzione fra il canone, gli episodi citati ma mai scritti e gli episodi apocrifi. Mi è piaciuto, infine, il romanzo. L’autore è riuscito ricreare il linguaggio e le atmosfere tweed di Conan Doyle e leggerlo è stato un vero piacere, come gustare un dolce da tè che raramente viene preparato perché se ne è persa la ricetta. Intrigante l’accostamento tra l’algida mente di Sherlock e la potenza istintiva e ferina del Conte Dracula. Da questo incontro (e scontro) ciascuno dei due personaggi ne esce modificato, anche se sempre nei limiti canonici dei personaggi: per la prima volta, Holmes si trova in una situazione di cui non riesce circoscrivere l’intero perimetro, che non può controllare sino in fondo, malgrado le sempre fulgide deduzioni; emerge, sorprendentemente, una emotività controllata ma intensa del detective, dovuta senz’altro agli eventi straordinari (e illogici) che si trova a fronteggiare; in questo contesto così ‘emotivo’, lascia emergere il suo affetto per il fedele Watson in diverse occasioni; per contro Dracula appare all’inizio una presenza solo intuita ma oppressiva e spaventosa; prenderà sempre più corpo, ma verrà esaltato l’aspetto selvaggio, animalesco e sanguinario, più vicino al Conte Vlad storico e forse al personaggio inteso da Stoker, che non alla figura elegante e patinata trasmessaci, erroneamente a mio parere, dal cinema e da certa letteratura; alla fine Dracula fa pensare più ad un animale selvaggio (un lupo, forse), intelligente e potente sì, ma vincolato dalla sua natura, incapace di essere veramente padrone di sé e del proprio destino; poco a poco il conte perde il suo aspetto terrificante per giungere, quasi, a destare compassione. Non ho riconosciuto, invece, il personaggio di Van Helsing, presentato qui come un barone del vampiresco, preoccupato solo di mantenere la sua fama di esperto in materia; ma il personaggio è visto con gli occhi del buon dottor Watson, il quale senza dubbio non può che considerare arrogante chi contesti la competenza del suo idolo, Holmes, su qualunque argomento. Per ultimo desidero ringraziare la casa editrice Gargoyle (nome intrigante!) per aver pubblicato questo piacevolissimo libro e mi auguro che manterrà questa linea editoriale così affascinante e raffinata.

mercoledì 26 settembre 2007

Peperoncino (Tripterygion tripteronotus)

Castelsardo (SS), luglio 2007
Foto scattate da me sotto il lungomare Zirulia, con la Olympus miu S nell'involucro Impermeabile.
Quello mostrato è un maschio con la livrea nuziale; la livrea della femmina è molto meno colorata poiché c'è un marcato dimorfismo sessuale. Il periodo riproduttivo va da maggio a luglio. Il maschio delimita un territorio di circa un metro di raggio su rocce protette dalle onde, con poche alghe, all'ombra di pareti verticali, ad una profondità che può variare dai 10 cm al metro. La posizione in cui Io l'ho trovato verificava esattamente tutte queste condizioni, come se il Peperoncino si fosse prima documentato.

venerdì 24 agosto 2007

Pomodoro di Mare (Actinia equina)

Castelsardo (SS), luglio 2007.
Foto scattate da me sotto il lungomare Zirulia, con la Olympus miu S nell'involucro Impermeabile.
Si trovano spesso, sulle pareti rocciose o sui moli, nelle zone di marea.
Sono riuscita a far 'aprire' questo pomodoro di mare sbriciolandogli vicino un moscardino lessato; avvertendo nell'acqua le particelle nutritive, ha estroflesso i suoi tentacoli, che di solito non sono visibili.

martedì 19 giugno 2007

Il Comandante e gli Squali

Autore: Doug Stanton
Titolo Originale: In Harm's Way
Editore: Longanesi & C.
"Il 16 luglio 1945 l'Indianapolis salpa da San Francisco per una missione verso Tinian, nell'arcipelago delle Marianne. Neanche il comandante Charles McVay sa che il carico da consegnare è nientemeno che "Little Boy", la bomba atomica che sarà sganciata su Hiroshima. Compiuta la missione, McVay e i suoi uomini fanno rotta verso Leyte, nelle Filippine. Ma la notte del 29 luglio 1945 l'Indianapolis viene colpita dal sommergibile giapponese I-58: in soli quindici minuti cola a picco. Inizia così la tremenda odissea di circa quattrocento uomini, abbandonati nell'Oceano: per cinque giorni, senza bere né mangiare, essi si ritrovano a lottare contro le forze della natura e soprattutto contro gli squali che azzannano i vivi e i morti."
questo libro descrive accuratamente un evento che dimostra come la storia viene fatta non solo dalle azioni consapevoli e calcolate degli uomini, ma che, come le nostre vite, è condizionata dall'incrociarsi di eventi disastrosi ed imponderabili: le condizioni del tempo, l'incapacità o la negligenza degli uomini, le forze della natura. Anche per gli eventi storici, come per le nostre vite, a volte le capacità eccezionali e la buona volonta di pochi, semplicemente, tragicamente, non sono sufficienti. Quello che è successo al comandante dell'Indianapolis assomiglia un po' a ciò che è successo al nostro Capitano Calamai dell'Andrea Doria: l'uomo giusto nel momento e nel posto sbagliati. E' giusto ricordare anche coloro che, lungi dall'essere premiati per il loro valore, sono stati beffati dal destino. La vita vera, fuori dal romanzo, può riservare anche questo. Un libro da leggere.